I coefficienti di redditività del forfettario, gruppo per gruppo
Nel regime forfettario il reddito non si calcola sottraendo i costi: si ottiene moltiplicando gli incassi per una percentuale fissata dalla legge, il coefficiente di redditività. La percentuale non si sceglie e non si negozia — la determina il codice ATECO dell’attività, secondo una tabella di nove gruppi allegata alla legge istitutiva del regime.
Dove sta scritto
I coefficienti stanno nell’allegato 4 alla legge 23 dicembre 2014, n. 190, nella versione sostituita dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2018). L’art. 1, comma 64, della stessa legge 190/2014 stabilisce il meccanismo: il reddito imponibile è dato dai ricavi e compensi percepiti nell’anno, moltiplicati per il coefficiente del gruppo di appartenenza.
Ne discende una conseguenza che va detta subito, perché è la prima domanda di chi entra nel regime: i costi effettivi non si deducono. Non l’affitto dello studio, non il computer, non la benzina. Sono già considerati, in modo forfettario, nella parte di incassi che il coefficiente lascia fuori.
Dal reddito così determinato si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nell’anno (art. 1, comma 64) e, per chi arriva da un altro regime, le eventuali perdite fiscali maturate prima dell’ingresso nel forfettario (art. 1, comma 68). Nient’altro.
La tabella completa, gruppo per gruppo
Questa è la tabella dell’allegato 4 nell’ordine originale. È la stessa che alimenta il calcolatore del forfettario: se un giorno cambia la legge, cambia in un punto solo e le due cose non possono divergere.
| Gruppo di settore | Codici ATECO 2007 | Coefficiente |
|---|---|---|
| Industrie alimentari e delle bevande | 10 - 11 | 40% |
| Commercio all'ingrosso e al dettaglio | 45 - da 46.2 a 46.9 - da 47.1 a 47.7 - 47.9 | 40% |
| Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande | 47.81 | 40% |
| Commercio ambulante di altri prodotti | 47.82 - 47.89 | 54% |
| Costruzioni e attività immobiliari | 41 - 42 - 43 - 68 | 86% |
| Intermediari del commercio | 46.1 | 62% |
| Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione | 55 - 56 | 40% |
| Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi | 64 - 65 - 66 - da 69 a 75 - 85 - 86 - 87 - 88 | 78% |
| Altre attività economiche | tutti i codici non compresi nei gruppi precedenti | 67% |
Il nono gruppo è residuale: ci ricade ogni attività il cui codice non compaia negli otto precedenti. Non è una categoria di ripiego da usare quando si è in dubbio — è la regola per tutto ciò che la tabella non nomina. Nell’allegato i suoi codici sono enumerati uno per uno, e comprendono fra gli altri le divisioni 01-03 (agricoltura), 12-33 (industria manifatturiera), 49-53 (trasporti, magazzinaggio e servizi postali), 58-63 (informazione e comunicazione), 77-82 e 94-96.
I due valori che le guide in rete sbagliano più spesso
Nel costruire il calcolatore abbiamo confrontato la tabella con diverse guide secondarie, e due errori tornavano con regolarità. Vale la pena nominarli, perché su un fatturato normale spostano il conto di migliaia di euro.
- Intermediari del commercio (ATECO 46.1) — il coefficiente è il 62%, non l’86%. È l’errore più frequente in assoluto, e nasce probabilmente dalla vicinanza in tabella con il gruppo delle costruzioni. Un agente di commercio che applicasse l’86% dichiarerebbe un reddito superiore di quasi un quarto degli incassi.
- Trasporti — circola un coefficiente all’80% per i trasporti che nell’allegato non esiste. I codici ATECO del trasporto (divisioni 49-53) non compaiono in nessuno degli otto gruppi nominati, quindi ricadono nel gruppo residuale «Altre attività economiche», al 67%.
Un test automatico verifica che nella tabella del calcolatore non compaiano coefficienti estranei all’allegato: un valore inventato non passa la pubblicazione.
Come si trova il proprio
Si parte dal codice ATECO comunicato all’Agenzia delle Entrate con la dichiarazione di inizio attività, quello che compare sulla visura o sul cassetto fiscale. Si cerca il codice nella colonna centrale partendo dalle prime due cifre, controllando però se quella divisione è spezzata su più righe: le divisioni 46 e 47 lo sono, e righe diverse della stessa divisione portano coefficienti diversi.
Il caso più frequente è proprio quello: il 46.1 degli intermediari del commercio sta al 62%, mentre il resto del commercio all’ingrosso — da 46.2 a 46.9 — sta al 40%. Fermarsi alle prime due cifre, lì, porta al coefficiente sbagliato.
Fuori da quei casi la tabella ragiona per divisioni e gruppi ATECO, non per singolo codice a sei cifre: «da 69 a 75» significa che l’intera fascia rientra nel gruppo dei professionisti, qualunque sia il dettaglio del codice.
Un’ultima avvertenza pratica. L’allegato è scritto in ATECO 2007, mentre dal 1° aprile 2025 il codice che si legge su visura e cassetto fiscale è quello della classificazione ATECO 2025. Le due non coincidono ovunque: chi non ritrova il proprio codice in tabella deve partire dalla corrispondenza fra le due classificazioni, non scegliere il gruppo che sembra più vicino per descrizione.
Se le attività sono due, con coefficienti diversi
Chi svolge più attività riconducibili a gruppi diversi non sceglie il coefficiente più favorevole e non ne calcola una media: applica a ciascun gruppo di ricavi il proprio coefficiente, e somma i redditi così ottenuti. La soglia degli 85.000 euro, invece, si verifica sul totale complessivo degli incassi, non gruppo per gruppo.
Il nostro calcolatore lavora su un coefficiente per volta: chi ha due attività fa due calcoli e somma i redditi imponibili. È un limite dichiarato, non una svista — comporre la somma dentro lo strumento richiederebbe di chiedere una ripartizione degli incassi che quasi nessuno ha sottomano al momento della simulazione.
Cosa cambia davvero nel conto
Il coefficiente è la leva più pesante di tutto il regime, più dell’aliquota. Su 30.000 euro di incassi, il reddito imponibile lordo vale 23.400 euro per un professionista al 78% e 12.000 euro per un commerciante al 40%: quasi il doppio, a parità di fatturato e di imposta sostitutiva. Su quel reddito si calcolano poi sia l’imposta sia i contributi, quindi la differenza si applica due volte.
Il coefficiente non tiene conto dei costi effettivi: chi ha costi reali superiori alla quota forfettizzata — un’attività con magazzino, mezzi o personale — paga l’imposta su un reddito superiore a quello realmente conseguito.
Il conto completo
Il calcolatore del regime forfettario parte da questa tabella e arriva al totale da versare: imposta sostitutiva e contributi, con le cinque gestioni previdenziali, i massimali e le riduzioni. Il calcolo avviene interamente nel browser — gli importi digitati non raggiungono nessun server.
Modello informativo da far verificare a un professionista abilitato.