Che cos’è un file .p7m e come si legge la fattura che contiene
Ti arriva un file che si chiama IT01234567890_00001.xml.p7m. Windows non sa cosa farne e chiede con quale programma aprirlo. Non è un file danneggiato.
Il .p7m non è un formato di fattura
L’estensione .p7m indica una busta di firma digitale in formato CAdES, definito dallo standard PKCS#7 da cui prende il nome. Dentro c’è il documento vero — nel nostro caso l’XML della fattura — più il certificato di chi l’ha firmato e la firma stessa.
Il paragone che rende l’idea: il .p7m sta all’XML come una busta sigillata sta alla lettera. Il sigillo serve a dimostrare chi l’ha spedita e che nessuno l’ha aperta per strada. Ma per leggere la lettera la busta va aperta.
Perché il computer non lo apre da solo
Windows e macOS non hanno un lettore di buste CAdES preinstallato: non è un formato di uso comune fuori dall’ambito della firma digitale. Il doppio clic quindi non porta da nessuna parte, e i programmi che il sistema propone — blocco note, browser — mostrano caratteri illeggibili, perché la busta è codificata in binario.
Quando ti arriva firmata, e quando no
Non tutte le fatture elettroniche sono firmate. La firma digitale è obbligatoria per le fatture verso la Pubblica Amministrazione, mentre per quelle tra privati è facoltativa: molti gestionali la applicano comunque, per scelta o per impostazione predefinita. Per questo capita di ricevere sia .xml sia .xml.p7m, a seconda di chi ha emesso il documento.
Le strade per aprirlo
1. Il software di firma digitale
Se hai un dispositivo di firma digitale — smart card o token — hai anche il suo programma: Dike, ArubaSign, Firma4NG e simili. Tutti sanno aprire un .p7m, verificare la firma ed estrarre il contenuto. È la strada completa: oltre a leggere il documento, ti dice se la firma è valida e chi l’ha apposta.
2. I verificatori online
Esistono servizi web che verificano la firma e mostrano il contenuto. Funzionano, ma implicano caricare la fattura su un server di terzi: dentro ci sono i dati di un cliente, quindi vale la pena leggere cosa dichiarano di farne prima di usarli.
3. Estrarre solo il contenuto
Se quello che ti serve è leggere la fattura — non certificare chi l’ha firmata — basta tirare fuori l’XML dalla busta. È quello che fa il visualizzatore di fatture di questo sito: trascini il .p7m e vedi la fattura in tabella, con l’elaborazione che avviene dentro il tuo browser, senza che il file venga caricato da nessuna parte.
Va detto con chiarezza cosa questa strada non fa: non verifica la firma. Ti mostra il contenuto, non ti dice se il certificato è valido, chi l’ha emesso o se è scaduto. Per quello serve un software di firma. Nella pratica quotidiana — controllare una fattura ricevuta, registrarla, capire cosa c’è scritto — la verifica della firma non serve; se stai valutando un documento in un contenzioso, serve eccome.
Cosa non fare
- Non rinominare il file togliendo
.p7m. È il consiglio più diffuso in rete e funziona solo per caso: la busta resta, e il file che ottieni è un XML con dei byte estranei all’inizio e alla fine. A volte il browser lo mostra lo stesso, a volte no, e non c’è modo di sapere in anticipo quale dei due. - Non cancellare il .p7m dopo aver estratto l’XML. Ai fini della conservazione a norma il documento è quello firmato: è la busta a fare fede, non il suo contenuto estratto.
Da leggere dopo
Questa guida descrive il formato e gli strumenti per leggerlo. Non è consulenza fiscale né legale: per gli obblighi di conservazione e per il valore probatorio della firma digitale serve un professionista abilitato.